La metonimia rappresenta una delle figure retoriche più diffuse nella lingua italiana, tanto nella letteratura classica quanto nel linguaggio quotidiano. Comprendere questa figura del linguaggio significa acquisire uno strumento fondamentale per l’analisi testuale e per una comunicazione più efficace e consapevole.
Indice
Che cos’è la metonimia: definizione pronuncia e origine del termine
La metonimia (in inglese, “metonymy”), è una figura retorica di significato che consiste nella sostituzione di un termine con un altro, legato al primo da un rapporto di contiguità logica, materiale o causale. A differenza della metafora, che si basa sulla similarità, la metonimia si fonda su una relazione reale e oggettiva tra i due elementi.
Si pronuncia metonimìa (me-to-ni-mì-a): l’accento cade sulla i finale del gruppo “mi”.
Un trucco per ricordare l’accento è associarla ad altre figure retoriche che terminano nello stesso modo e hanno lo stesso ritmo come Antonomìa o Sinonimìa.
L’etimologia della parola ci aiuta a comprenderne il senso profondo: metonimia deriva dal greco metōnymía (μετωνυμία), composto da metá (oltre, attraverso) e ónyma (nome). Letteralmente significa “scambio di nome” o “denominazione per mezzo di un altro nome”. Questa origine linguistica rivela la natura stessa della figura: un nome viene utilizzato al posto di un altro sulla base di un legame concreto.
Il termine latino corrispondente è denominatio o transnominatio, utilizzato dai retori romani come Quintiliano e Cicerone, che hanno codificato le regole della retorica classica ancora oggi alla base degli studi letterari proposti anche nei nostri corsi universitari.
La metonimia in parole semplici: capire il meccanismo
Per spiegare la metonimia in modo semplice, possiamo dire che si tratta di chiamare una cosa con il nome di un’altra cosa che le è vicina o collegata nella realtà. Non si tratta di un’invenzione poetica basata sulla fantasia, ma di uno spostamento di significato fondato su relazioni concrete.
Quando diciamo “bere un bicchiere”, in realtà non beviamo il contenitore ma il suo contenuto: il liquido. Qui il contenente (bicchiere) sostituisce il contenuto (acqua, vino, etc.). Questa è una metonimia così radicata nel linguaggio comune che spesso non ci accorgiamo nemmeno di utilizzarla.
Altri esempi quotidiani includono:
- “Leggere Dante” invece di “leggere le opere di Dante” (autore per opera)
- “Rispettare la corona” invece di “rispettare il re” (simbolo per cosa simboleggiata)
- “Vivere del proprio lavoro” invece di “vivere con i guadagni del proprio lavoro” (causa per effetto)
Come spiegare la metonimia ai bambini
Quando si deve spiegare la metonimia ai bambini o a studenti più giovani, può essere utile partire da esempi concreti e vicini alla loro esperienza quotidiana. Si può chiedere: “Cosa intendi quando dici ‘ho mangiato due piatti di pasta’? Hai davvero mangiato i piatti o quello che c’era dentro?”
Questo approccio ludico permette di far comprendere che nella metonimia usiamo una parola per indicarne un’altra che le sta accanto nella realtà. È come un passaggio di testimone tra due cose che si conoscono bene e vivono vicine: il piatto conosce la pasta, l’autore conosce il suo libro, il lavoratore conosce il frutto del suo lavoro.
Un altro esempio efficace per i più giovani: “Quando la mamma dice ‘pulisci la tua camera’, intende davvero solo le pareti o tutto quello che c’è dentro?” Questo tipo di riflessione rende la figura retorica comprensibile anche a chi si avvicina per la prima volta allo studio sistematico della lingua.
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I principali tipi di relazione metonímica
La metonimia si articola in diverse tipologie, ciascuna basata su un particolare tipo di contiguità. Riconoscere queste relazioni è fondamentale nell’analisi del testo letterario e nell’interpretazione corretta dei messaggi.
La causa per l’effetto: “Vivere del proprio sudore” significa vivere del proprio lavoro faticoso. Il sudore (causa fisica) sostituisce il guadagno (effetto economico).
L’effetto per la causa: “Ascoltare una voce melodiosa” dove la voce (effetto sonoro) indica la persona che canta o parla (causa della voce).
Il contenente per il contenuto: “Bere un bicchiere”, “fumare una pipa”, dove l’oggetto che contiene sostituisce la sostanza contenuta.
L’autore per l’opera: “Leggere Leopardi”, “ascoltare Mozart”, “ammirare un Caravaggio”. Il nome dell’artista sostituisce le sue creazioni.
La materia per l’oggetto: “Suonare gli ottoni” per indicare gli strumenti musicali in ottone, “indossare la lana” per indicare un maglione di lana.
Il luogo per il prodotto: “Bere un Chianti”, “indossare un Panama”, dove il toponimo sostituisce il prodotto caratteristico di quel luogo.
Lo strumento per chi lo usa: “Le prime chitarre del mondo” per indicare i chitarristi più bravi, “una buona penna” per indicare uno scrittore di talento.
Il simbolo per la cosa simboleggiata: “Lo scettro” per indicare il potere regale, “la croce” per indicare il cristianesimo.
Metonimia nella letteratura italiana: esempi dalle opere classiche
La letteratura italiana offre esempi straordinari di metonimia, che gli studenti devono saper riconoscere e interpretare. Analizziamo alcuni casi celebri che ricorrono frequentemente nelle verifiche e negli esami.
“Sudate carte” in A Silvia di Leopardi
Uno degli esempi di metonimia più celebri della poesia italiana si trova nel canto A Silvia di Giacomo Leopardi, composto a Pisa nel 1828. Nei versi finali il poeta scrive:
“E tu, lenta ginestra, Che di selve odorate Queste campagne dispogliate adorni, Anche tu presto alla crudel possanza Soccomberai del sotterraneo foco, Che ritornando al loco Già noto, stenderà l’avaro lembo Su tue molli foreste. E piegherai Sotto il fascio mortal non renitente Il tuo capo innocente”
Ma l’esempio più noto compare in realtà nella canzone giovanile All’Italia, dove Leopardi scrive: “sudàro e piansero”. In A Silvia troviamo invece la metonimia “sudate carte” quando il poeta ricorda la propria giovinezza trascorsa nello studio:
“Sonavan le quiete Stanze, e le vie d’intorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all’opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi Così menare il giorno.”
E più avanti: “io gli studi leggiadri / Talor lasciando e le sudate carte”.
L’espressione “sudate carte” è una metonimia del tipo effetto per causa: il sudore (effetto della fatica fisica e intellettuale) sostituisce il lavoro intenso e prolungato. Le carte non sudano letteralmente, ma sono impregnate metaforicamente della fatica di chi studia e scrive. Leopardi concentra in questa immagine l’intensità dell’impegno giovanile negli studi, la dedizione totale alla cultura classica che caratterizzò la sua formazione nella biblioteca paterna di Recanati.
Metonimia in A Zacinto di Foscolo
Il sonetto A Zacinto di Ugo Foscolo, pubblicato nel 1803, rappresenta un capolavoro della poesia italiana ricco di figure retoriche. Un chiaro esempio di metonimia si trova nei primi versi:
“Né più mai toccherò le sacre sponde Ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell’onde Del greco mar da cui vergine nacque”
L’espressione “le sacre sponde” è una metonimia in cui il poeta utilizza una parte fisica dell’isola (le rive, le coste) per indicare l’intera terra natale. Si tratta di una relazione metonímica di tipo parte per il tutto, sebbene questa venga più comunemente classificata come sineddoche. Il confine tra le due figure è sottile e oggetto di discussione critica.
Più evidente è la metonimia nell’espressione “greco mar“, dove l’aggettivo che indica il popolo (greco) sostituisce il nome geografico (mare Ionio o Egeo). Questa sostituzione crea un effetto evocativo più intenso, collegando il paesaggio naturale alla civiltà classica.
Nel finale del sonetto troviamo un’altra metonimia significativa:
“Tu non altro che il canto avrai del figlio, O materna mia terra; a noi prescrisse Il fato illacrimata sepoltura.”
“Il canto” sostituisce metonimicamente la poesia, l’opera letteraria (effetto per causa o prodotto per attività). Foscolo potrà offrire alla patria solo i suoi versi, non la presenza fisica. L’approfondimento di queste tecniche retoriche viene affrontato nei percorsi di studio avanzati, come quelli proposti nell’offerta formativa del nostro centro di formazione.
Metonimia in “In morte del fratello Giovanni” di Foscolo
Il sonetto In morte del fratello Giovanni, composto da Ugo Foscolo nel 1803 dopo il suicidio del fratello ventiduenne, contiene esempi significativi di metonimia che intensificano il pathos dell’elegia:
“Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo Di gente in gente, me vedrai seduto Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo Il fior de’ tuoi gentili anni caduto.”
L’espressione “la tua pietra” è una metonimia del tipo materia per oggetto: la pietra (materiale) indica la tomba, il sepolcro. Questa sostituzione crea un effetto di concretezza fisica che rende più toccante l’immagine del poeta che piange sulla sepoltura del fratello.
Ancora più significativa è la metonimia “il fior de’ tuoi gentili anni“: il fiore sostituisce metonimicamente la giovinezza nel suo momento più bello (la causa naturale per la qualità umana). L’immagine del fiore reciso evoca simultaneamente bellezza e precarietà, creando un contrasto straziante con la morte prematura.
Nell’ultimo verso troviamo un’altra potente metonimia:
“Sentirò gli avversi eventi Consolarmi, e quella speme Di ritrovare i morti, E l’ombra de’ sepolcri.”
“L’ombra de’ sepolcri” è una doppia figura: ombra sostituisce metonimicamente gli spiriti dei defunti (effetto per causa: l’ombra è l’effetto della presenza), mentre sepolcri indica metonimicamente i morti stessi (contenente per contenuto).
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Esempi di metonimia nelle canzoni italiane contemporanee
La metonimia nelle canzoni italiane dimostra quanto questa figura retorica sia viva nel linguaggio poetico contemporaneo, non solo in quello letterario classico. Riconoscerla nella musica può aiutare gli studenti a comprenderne la funzione comunicativa ed espressiva.
“Il cielo in una stanza” di Gino Paoli (1960): il titolo stesso è una metonimia dove il cielo (spazio infinito) sostituisce la sensazione di libertà e felicità provata in uno spazio chiuso durante un momento d’amore. La contiguità è di tipo simbolico-emozionale.
“Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia (1987): il brano è ricco di metonimie. Il verso “quante lavatrici, che sapore di cloro” usa la lavatrice (strumento) per indicare il lavoro domestico quotidiano (attività).
“Generale” di Francesco De Gregori (1978): “Generale, dietro la collina / C’è un mondo migliore” presenta “dietro la collina” come metonimia spaziale per indicare il futuro o una condizione diversa (luogo per tempo/condizione).
“La cura” di Franco Battiato (1996): “Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore / dalle ossessioni delle tue manie” dove “sbalzi d’umore” e “manie” sono metonimie che indicano gli stati psicologici complessi attraverso i loro effetti visibili.
“Sally” di Vasco Rossi (1996): “Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra” utilizza “guardare per terra” come metonimia per indicare l’atteggiamento prudente e timoroso (azione fisica per stato mentale).
Questi esempi dimostrano come la metonimia non sia un artificio letterario antiquato, ma uno strumento espressivo tuttora vitale nella comunicazione artistica contemporanea.
Metonimia, sineddoche e metafora: come distinguerle
Una delle difficoltà maggiori nell’analisi testuale consiste nel distinguere la metonimia da figure retoriche simili, in particolare la sineddoche e la metafora. Comprendere queste differenze è essenziale per l’accuratezza filologica.
Metonimia e sineddoche: differenze sottili ma importanti
La sineddoche è tradizionalmente considerata un caso particolare di metonimia, sebbene alcuni studiosi la trattino come figura autonoma. La distinzione fondamentale riguarda il tipo di relazione tra i termini sostituiti.
Nella metonimia la relazione è di contiguità esterna: i due elementi appartengono a sfere diverse ma sono collegati nella realtà (causa-effetto, contenente-contenuto, autore-opera). Sono entità distinte che coesistono.
Nella sineddoche la relazione è di inclusione quantitativa: un elemento è parte dell’altro o viceversa. I due termini appartengono alla stessa sfera semantica ma con estensione diversa.
Tipi di sineddoche:
- La parte per il tutto: “vela” per “nave”, “tetto” per “casa”
- Il tutto per la parte: “Italia” per “squadra italiana”
- Il genere per la specie: “mortale” per “uomo”
- La specie per il genere: “pane” per “cibo”
- Il singolare per il plurale: “l’Italiano” per “gli Italiani”
Un esempio chiarificatore: “Leggere Manzoni” è metonimia (autore per opera: due entità distinte); “Avere molte bocche da sfamare” è sineddoche (la parte del corpo per la persona intera: relazione di inclusione).
Nella pratica dell’analisi testuale, questa distinzione può essere sottile. L’espressione “parte per il tutto” spesso viene erroneamente definita metonimia, quando tecnicamente è sineddoche. Tuttavia, la tradizione retorica classica considerava la sineddoche come una sottocategoria della metonimia, giustificando una certa sovrapposizione terminologica.
Metafora e metonimia: due logiche opposte
La differenza tra metafora e metonimia è più netta e fondamentale, poiché riguarda la natura stessa della relazione tra i termini.
La metafora si basa sulla somiglianza o analogia: due realtà diverse vengono accostate perché condividono una qualità, una caratteristica, un aspetto. La relazione è immaginativa, soggettiva, creata dal poeta o dall’autore. Non esiste nella realtà oggettiva ma nella percezione di chi scrive.
Esempio di metafora: “Quel ragazzo è un leone“. Il ragazzo e il leone sono accomunati dal coraggio, dalla forza, ma non hanno alcun legame reale o materiale. La relazione è puramente analogica.
La metonimia si basa sulla contiguità reale: i due elementi sono oggettivamente collegati nella realtà, anche se vengono usati uno al posto dell’altro. La relazione esiste indipendentemente dalla fantasia dell’autore.
Esempio di metonimia: “Leggere Manzoni“. L’autore e la sua opera sono realmente collegati: Manzoni ha scritto i libri che leggiamo. Non è un’analogia ma un rapporto causale concreto.
Un’altra distinzione importante: la metafora crea tensione semantica e richiede uno sforzo interpretativo maggiore; la metonimia è spesso più naturale, tanto da passare inosservata nel linguaggio comune.
Quando studiamo “Sei la mia luce” (metafora: la persona amata è paragonata alla luce per le qualità positive) versus “Ascoltare Mozart” (metonimia: il compositore per la sua musica), comprendiamo le due diverse logiche del linguaggio figurato.
Lo studio approfondito di queste distinzioni viene sviluppato nei master e corsi di retorica e analisi letteraria, dove si affrontano anche le implicazioni semiotiche e cognitive di queste figure.
Alcuni dei Nostri Corsi Universitari
La metonimia nella pubblicità e nella comunicazione commerciale
La metonimia nella pubblicità rappresenta uno strumento persuasivo potente, poiché opera attraverso associazioni immediate e apparentemente naturali. I pubblicitari sfruttano la contiguità reale tra elementi per creare messaggi efficaci e memorabili.
Il prodotto per lo stile di vita: Quando una pubblicità di automobili mostra paesaggi esotici, avventura e libertà, utilizza una metonimia visiva in cui il contesto (effetto dell’uso del prodotto) sostituisce il prodotto stesso. “Compra questa auto” diventa implicitamente “compra questa vita”.
Il marchio per la qualità: “È una Ferrari” non indica solo l’automobile ma tutto un mondo di eccellenza, velocità, lusso. Il nome del brand (contenitore simbolico) sostituisce metonimicamente l’insieme delle qualità del prodotto (contenuto).
La parte iconica per il tutto: Il baffo Nike, la mela morsicata di Apple, le tre strisce Adidas sono metonimie visive in cui un elemento grafico (parte) sostituisce l’intera azienda e i suoi valori (tutto). Tecnicamente si avvicinano alla sineddoche, ma operano metonimicamente nella comunicazione.
Il testimonial per il prodotto: Quando un atleta famoso pubblicizza scarpe sportive, si crea una metonimia in cui il successo dell’atleta (effetto) viene associato al prodotto (presunta causa). “Se lo usa lui, funziona” è la logica metonímica implicita.
Esempi concreti:
- Barilla “Dove c’è Barilla c’è casa”: la marca (effetto industriale) sostituisce metonimicamente l’ambiente domestico e gli affetti familiari (contesto d’uso).
- Lavazza “Più lo mandi giù, più ti tira su”: il caffè (bevanda) sostituisce metonimicamente l’energia e il buonumore (effetti).
- Mulino Bianco con le sue ambientazioni pastorali: il paesaggio rurale ideale (contesto evocato) sostituisce metonimicamente la genuinità del prodotto industriale.
La metonimia pubblicitaria è particolarmente insidiosa dal punto di vista critico perché naturalizza associazioni che in realtà sono costruite strategicamente. Riconoscerla significa sviluppare consapevolezza comunicativa, capacità essenziale nell’era della comunicazione digitale pervasiva.
Tre frasi con metonimia: esercizio pratico di comprensione
Prima di concludere, per consolidare la comprensione della figura retorica, analizziamo tre frasi con metonimia originali, spiegandone il meccanismo e la relazione metonímica sottostante.
1. “Dopo la laurea vorrei lavorare per una grande firma della moda italiana”
In questo esempio, “firma” sostituisce metonimicamente lo stilista o la casa di moda. La relazione è di tipo segno per cosa significata: la firma autografa (segno di autenticità) indica l’intero brand e l’azienda. Questa metonimia è particolarmente diffusa nel linguaggio giornalistico della moda e del design, dove si parla comunemente di “grandi firme” per indicare designer affermati o marchi prestigiosi.
2. “Il nostro atleta ha conquistato l’oro nella finale di ieri”
L’espressione “conquistare l’oro” è una metonimia in cui il materiale prezioso (oro) sostituisce la medaglia d’oro e, per estensione, la vittoria stessa. La relazione è materia per oggetto, ulteriormente estesa a oggetto per significato simbolico. Questa metonimia è radicata nella tradizione olimpica e sportiva, tanto da essere compresa universalmente senza necessità di esplicitazione.
3. “In biblioteca ho trovato un Calvino che non conoscevo”
“Un Calvino” rappresenta una metonimia classica del tipo autore per opera: il nome dello scrittore Italo Calvino sostituisce uno dei suoi libri. L’uso dell’articolo indeterminativo “un” enfatizza che si tratta di una singola opera tra le molte dell’autore. Questa metonimia è standard nel linguaggio letterario e biblioteconomico: parliamo correntemente di “leggere un Calvino”, “cercare un Eco”, “studiare un Leopardi”.
Sinonimi e varianti terminologiche della metonimia
Esiste un sinonimo di metonimia? La risposta è complessa perché la terminologia retorica è estremamente specifica. Nel linguaggio corrente non esistono sinonimi perfetti, ma possiamo individuare termini correlati o espressioni che descrivono fenomeni simili.
Il termine latino denominatio è il corrispettivo diretto nella retorica classica, utilizzato da Quintiliano e Cicerone. Alcuni trattatisti usano anche transnominatio o hypallage (quest’ultimo però indica più propriamente lo scambio di funzioni sintattiche).
Nel linguaggio non specialistico, potremmo approssimativamente parlare di:
- Sostituzione per contiguità (definizione descrittiva)
- Trasferimento di nome (traduzione letterale dal greco)
- Denominazione indiretta (espressione esplicativa)
Tuttavia, nessuno di questi termini sostituisce adeguatamente “metonimia” nel discorso tecnico-letterario. La specificità terminologica è fondamentale negli studi umanistici: chiamare la metonimia con il suo nome proprio è segno di rigore filologico e competenza retorica.
Nella tradizione critica italiana, autori come Gianfranco Contini, Maria Corti e Cesare Segre hanno utilizzato costantemente il termine specifico, contribuendo a definire gli strumenti metodologici dell’analisi stilistica moderna.
Metonimia come strumento di analisi testuale
Riconoscere e interpretare la metonimia nei testi letterari non è un esercizio fine a se stesso, ma uno strumento interpretativo che apre livelli di significato più profondi. La scelta di una particolare metonimia da parte dell’autore rivela strategie espressive, visioni del mondo, scelte stilistiche consapevoli.
Anche la callida iunctura si basa sullo stesso meccanismo creativo di base della metonimia: entrambe sfruttano la vicinanza logica o sintattica tra termini noti. Questo sapiente “incastro” costringe le parole a generare significati inediti e immagini dense, superando il loro senso letterale attraverso una combinazione immediata e sorprendente.
Quando Leopardi scrive “sudate carte”, non sta semplicemente variando il linguaggio per evitare ripetizioni: sta concentrando in un’immagine fisica (il sudore) tutta la fatica intellettuale della sua formazione erudita. La metonimia diventa veicolo di un contenuto esistenziale: lo studio non come attività astratta ma come esperienza corporea, sacrificio fisico.
Similmente, quando Foscolo scrive “la tua pietra” riferendosi alla tomba del fratello, la scelta del materiale grezzo (pietra) invece dell’astrazione (sepolcro, tomba) crea un effetto di brutalità e concretezza che intensifica il dolore. La metonimia veicola qui una poetica del concreto, tipica del neoclassicismo foscoliano.
Nell’analisi testuale professionale, identificare le metonimie significa:
- Comprendere la rete di relazioni semantiche del testo
- Individuare i campi semantici privilegiati dall’autore
- Riconoscere lo stile e la poetica sottostante
- Valutare l’efficacia comunicativa ed espressiva
Questi strumenti critici vengono approfonditi nei percorsi universitari di Lettere, Filologia e Comunicazione, dove l’analisi retorica si integra con la semiotica, la linguistica e la teoria letteraria.
Per chi desidera approfondire queste competenze, può essere utile contattare la segreteria orientamento per informazioni su percorsi formativi mirati.
Conclusioni: padroneggiare la metonimia
La metonimia rappresenta molto più di una semplice “figura retorica da studiare a scuola”: è un meccanismo fondamentale del linguaggio umano, che opera costantemente nella comunicazione quotidiana, nella letteratura, nella pubblicità, nel discorso politico.
Padroneggiarla significa:
- Affinare la capacità di lettura e interpretazione testuale
- Sviluppare consapevolezza comunicativa critica
- Arricchire il proprio repertorio espressivo scritto e orale
- Comprendere i meccanismi persuasivi della comunicazione contemporanea
Lo studio della metonimia non si esaurisce con la definizione e gli esempi: richiede pratica costante di riconoscimento nei testi, esercizio di produzione consapevole, riflessione metalinguistica. È un percorso che accompagna lo studente dalle prime analisi liceali fino agli studi specialistici universitari.
La retorica classica, lungi dall’essere un sapere antiquato, fornisce ancora oggi gli strumenti più efficaci per decodificare la complessità del linguaggio contemporaneo. Figure come la metonimia, codificate duemila anni fa, continuano a strutturare il nostro modo di pensare e comunicare.
Per chi desidera approfondire lo studio della retorica, della letteratura italiana e latina, e delle tecniche di analisi testuale in modo strutturato e professionale, esistono percorsi formativi specifici che integrano la tradizione classica con le metodologie critiche contemporanee.
L’offerta formativa di centri specializzati come il nostro permette di sviluppare competenze solide e spendibili sia in ambito accademico che professionale.
La metonimia, con la sua capacità di creare connessioni significative tra elementi diversi della realtà, ci ricorda che il linguaggio non è mai neutro o trasparente: è sempre interpretazione, scelta, costruzione di senso. Comprendere questa figura retorica significa comprendere qualcosa di fondamentale sulla natura stessa del linguaggio umano.












